Negrita all’Obihall, Gioia infinita ma abbasso le sedie

Doveva essere un tour teatrale, con il pubblico seduto ad ascoltare. Invece tutti in piedi a ballare e cantare al concerto dei Negrita. La recensione di Raffaella Galamini.

 

 

 

 

 

 

Il tour acustico “unplugged 2013” dei Negrita ha fatto tappa all’Obihall di Firenze giovedì 7 marzo. Il gruppo toscano, forte dei sold out data dopo data, sapeva di giocare in casa a Firenze. L’accoglienza, in effetti, è stata trionfale. In sala un’atmosfera splendida, come una vecchia compagnia di amici che si ritrova per stare insieme.
Certo, all’inizio faceva un po’ impressione vedere band e pubblico seduti, in buon ordine. Qualcuno borbottava in platea e Pau scherzava, ricordando che non era la prima volta che si ritrovavano tutti in questa situazione. L’ascolto doveva essere privilegiato, quindi tutti buoni e a sedere, un po’ come a scuola. E’ evidente che non poteva durare.
La prima parte è scivolata via tra pezzi del repertorio passato e autentiche chicche, come l’esecuzione di Hollywood per la prima volta in questo tour e di Luna, addirittura mai proposta live. Il pubblico non ha fatto una piega: le sapeva davvero tutte!
La versione blues con cui alcuni pezzi sono stati riproposti, in onore dei tempi lontani, quando i Negrita si esibivano nei club è stata una buona scelta. Le belle canzoni non passano mai di moda e come le suoni, le suoni. Basta che sia fatto tutto a modo.
Pau e Drigo hanno quindi tenuto fede alla parola data: “Abbiamo voluto rimetterci in gioco per stimolare noi stessi e il nostro pubblico proponendo uno show completamente diverso dai precedenti”.
Certo la band, e che band, fa sempre la differenza, soprattutto quando sei unplugged e quindi giochi un po’ senza rete. Bravi tutti: Pau voce, armonica, chitarra; Drigo chitarra, voce, armonica, basso; Mac chitarra, voce; Cristiano “Cris” Dalla Pellegrina percussioni, batteria, basso; Guglielmo Ridolfo Gagliano “Ghando” pianoforte, tastiere, violoncello, basso.
Fino a metà concerto il pubblico ha applaudito e rumoreggiato ma si è tenuto a Radio Conga è esploso. E nonostante gli inviti a tornare a posto, non si è più seduto. Autentiche ovazioni per Rotolando verso sud in versione reggae, Ho imparato a sognare con l’intro affidata all’armonica (bellissima) e gran finale con Gioia Infinita e Mama maè. A voler cercare il pelo nell’uovo “Dannato vivere” ha consolidato le posizioni dei Negrita, sotto il profilo musicale senza aggiungere molto di sostanziale a livello artistico. Per il futuro ci auguriamo un altro salto in avanti, un po’ come avvenne con HellDorado. Negrita, vi aspettiamo ancora.

Raffaella Galamini