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SUONI DALLA PROVINCIA (1960-1990)

La storia della Toscana in musica è ricca di personaggi che hanno fatto storia e di progetti che sono durati nel tempo. In questa indagine sono quindi riportati i contributi dalle varie province toscane. quartetto di lucca Va premesso che in gran parte sono i capoluoghi a essere evidenziati con l’attività al proprio interno a partire dagli anni ’60. Tenendo conto della grande differenziazione di storia culturale e musicale all’interno delle province stesse, alcuni territori compaiono solo in parte nell’ambito dell’intero volume. Per quanto riguarda la Versilia sottolineiamo però l’esistenza di un testo fondamentale: quello di Aldo Valleroni, Versilia anni ruggenti (citato nell’appendice bibliografica). Giornalista de La Nazione nelle redazioni di Viareggio e Massa, Valleroni (scomparso alcuni anni fa) racconta l’epopea della musica dal vivo e dello spettacolo nell’intero territorio da Torre del Lago a Massa. Anche per questo, nell’ambito della composita realtà della provincia apuana, si è preferito indagare su Carrara e sulla sua specificità. Un genere, il Jazz, è poi trattato a parte per il suo radicamento attraverso tante città della nostra regione.

Siena: dal Livello 7 al jazz
La città di Siena, con i suoi attuali cinquantaseimila abitanti, è sempre stata una città con spiccate caratteristiche musicali. Sul suo territorio sono presenti sei cori, un'Orchestra da Camera, l'Orchestra a Plettro, La Banda Città del Palio, La GOP - Siena jazz Big Band, due scuole di musica private, l'Istituto Comunale Parificato R. Franci, L'Associazione Siena jazz con i suoi corsi di perfezionamento ed Alta Qualificazione Musicale, l'Accademia Musicale Chigiana, e numerosi gruppi musicali di generi diversi, rock, latino, jazz, blues, fusion, pop, classici e di musica barocca. Anche il tessuto musicale della Procincia è ricco di Associazioni culturali, Scuole comunali di musica, filarmoniche, bande, gruppi musicali giovanili di varia natura, e tutto questo sia nella Val d'Elsa, che nella Val di Chiana, come anche sull'Amiata. Un'analisi retrospettiva, anche se sintetica e limitata alle sole formazioni musicali ed a ciò che è scatutrito da esse, non è quindi molto facile e oltretutto non è mai stata fatta. Inoltrandoci quindi fra le note del tempo che fu cominciamo a conoscere almeno i nomi dei gruppi che suonavano nei primi anni sessanta, prima dell'avvento dei Beatles e del rock inglese.
La nascita dei gruppi
Il nome più antico che viene ricordato è il "Quartetto senese", un gruppo di giovani che si cimentavano con una musica leggera semplice, melodica, nella piena tradizione musicale italiana, senza riferimenti internazionali, tipica di quei tempi. La prima forte innovazione fu rappresentata dalla nascita de "I Cinque Jolly", una formazione che suonava musica leggera di qualità basata sulle canzoni americane di quel tempo, con una decisa impronta jazzistica. Il gruppo aveva la sua maggiore forza espressiva in un sassofonista tenore di notevole spessore jazzistico, Spartaco Sabatini. Poi apparvero "Mike e i quattro", a controbilanciare l'apertura internazionale, con una musica leggera melodica più aperta ai nuovi cantanti italiani dell'epoca e meno alle canzoni americane basate sullo swing. Ma ormai la musica americana aveva invaso il mondo ed anche Siena non fece eccezione. In quegli anni quindi uno dei più famosi gruppi dell'epoca fu "Dumas Bazzani e i cinque Jana", di Poggibonsi. Era la formazione più jazzistica e professionale del momento, molto conosciuta e apprezzata dal pubblico. Il gruppo raggiunse una maggiore modernità ed espressività jazzistica arricchendo la propria formazione con tre musicisti provenienti da "I cinque Jolly di Siena". Fu un bel periodo musicale, ma stavano maturando molte novità sia in america che in inghilterra e tutto il mondo ormai era pronto ad aprirsi ai cambiamenti. La prima di queste trasformazioni musicali fu data dai "I Vampiri" , suonavano anch'essi musica leggera, ma fortemente influenzata dalla prima musica Beat americana e italiana. Con "Gli Etruschi" invece si presenta nella scena senese una nuova generazione di musicisti che si cimentano in brani, sempre di musica leggera, ma più elaborati, con interventi a quattro voci, con armonizzazioni più raffinate e ritmicamente più evolute, proponendo anche molti brani di propria composizione. Altro gruppo innovativo dell'epoca sono stati "I Delfini", decisamente fra i primi rappresentanti del Beat e del Pop. Pure loro si proponevano anche con brani originali e con armonizzazioni più moderne. Il gruppo si è evoluto e rigenerato più volte prolungando la prorpia attività fino agli anni novanta, seguendo sempre il filone della canzone pop italiana ed internazionale, con alcuni interventi nel mondo del rock. Gruppi simili ma di brevissima durata furono "I Beat 66" , "Gli Squali" ed altre formazioni che attraversarono molto rapidamente il panorama musicale senese del momento. Siamo così arrivati nel 1967, i fermenti sociali e politici, dopo tutta una serie di segnali esplodono anche nel mondo musicale e l'aria di novità, di creatività, di volontà di esplorare, di consapevolezza del "si può fare", invase le nuove generazioni ed anche nel teriitorio senese nacquero molte nuove formazioni fra le quali "Le Ombre", "I Faraoni" di Colle val D'elsa,"Il Giudizio universale", "Fumo dolce", " Arf Arf", "I Diamanti", che ruppero nettamente con la tipologia dei gruppi precedenti. Spesso questi giovani erano più acerbi musicalmente, ma più aperti alle novità rappresentate dall'evoluzione del rock and roll, dall'esplosione del rock inglese, dal Soul, dal Rhythm & blues, dal blues e dal Pop più evoluto. Alcuni di loro maturarono musicalmente con gli anni a venire, fondendosi in formazioni sempre più preparate, disposte a studiarte e confrontarsi con i propri idoli. I gruppi internazionali di riferimento per queste formazioni sopra citate erano i Cream, Jimi Hendrix, i Then years after, i Colosseum, gli Yes, I Pink Floid, I Deep Purple, i King Crimson, i Santana, i Chicago, i Blood Sweat and Tears, oltre logicamente ai Beatles ed ai Rolling Stones, pietre miliari per tutti i musicisti di quei tempi. In particolare fra il pubblico giovanile senese si imposero due gruppi, gli "Arf Arf" ed "I Diamanti". La prima formazione era un quartetto molto underground, con cantante, chitarrista, bassista elettrico e batterista; un quartetto prevalentemente indirizzato verso il rock più duro ed il blues più intenso. La seconda formazione era un sestetto con due sax, chitarra, basso elettrico, tastiere e batteria; anc'essa molto seguita e apprezzata dai giovani, ebbe il merito di riportare in auge in città gli strumenti a fiato. Il loro genere si basava sui Chicago, i Blood swet and tears ed il mondo del pop e del rock più irrequieto e meno convenzionale. Dall'unione di questi due gruppi nel 1970 nacque il "Livello 7", un sestetto di giovani che diventò il gruppo storico ed indiscusso degli anni settanta a Siena. Il gruppo, nella fusione con gli Arf Arf, rimase con un solo sassofonista-flautista ed si specializzò e perfezionò studiando i Santana, i Jethro Tull, i Van der Graaf Generator, e soprattutto i King Crimson. A quel punto i musicisti iniziarono a sentire il bisogno di fare musica propria, cominciarono a studiare e suonare insieme la propria musica almeno quattro-sei ore al giorno, con l'escusione del sabato e della domenica passati a suonare nelle sale da ballo per potersi pagare gli strumenti con i quali andare a fare i propri concerti. I musicisti del Livello 7, pur con vari avvicendamenti di organico, cominciarono un periodo di intenso studio alla ricerca di una proprio stile musicale originale, per cui mentre sperimentavano e costruivano i propri brani per i concerti, nello stesso tempo studiavano i brani dei grandi gruppi internazionali di riferimento proponendoli, con estremo coraggio, nelle sale da ballo della toscana. In quel periodo con il Livello 7 si ballava su brani come In the court of the Crimson King, In the wake of Poseidon, Epitaph, I talk to the wind, Locomotive Breath, Bourée, Living in the past, Us and Them, With a little help from my friends (nella versione di Joe Cocker), Soul Sacrifice, e altre. Fu un vero e proprio '68 musicale per i giovani che frequentavano le sale da ballo della città e per il Livello7. Il gruppo nei suoi concerti era segnalato nei contesti più vari, da Campione d'Italia al Festival nazionale dell'Unità di Modena, da Montelupo Fiorentino allo Space Electronic. Il movimento culturale underground mostrava di apprezzare sempre più gli orientamenti musicali del gruppo che fu uno dei gruppi italiani a suonare quello che poi fu chiamato "rock progressive". Il gruppo conobbe infatti subito i Soft Machine, Hugh Hopper, e nello stesso tempo i Nucleus, i Wheater reports, gli Area e il Perigeo. Nel 1976 avvenne però una profonda crisi di crescita, la lontananza dalle grandi città, dove "avvenivano le cose" e si potevano incontrare le vere opportunità per confrontarsi con la grande musica, fece da freno alle speranze ed alla consapevolezza di suonare qualcosa che meritasse un approfondimento. Al quintetto non rimase che sciogliersi e tre di loro, il pianista, il bassista ed il batterista, decisero di cominciare una nuova avventura nel mondo del jazz, unendosi per tutto il 1976 con un nuovo sassofonista tenore e formando il gruppo Studio-Improvvisazione. Non fu scelto il passaggio più indolore, cioè quello di utilizzare la propria esperienza nel mondo del rock e diluirla mano a mano acquisendo il linguaggio del jazz; fu deciso invece di annullare le proprie "conoscenze progressive" e ricominciare da zero ascoltando solo musica jazz e cominciando dall'abc jazzistico a ristudiare il proprio strumento.
Nasce l'associazione Siena Jazz
In un concerto a S. Quirico d'Orcia dove il nuovo gruppo "Studio-Improvvisazione" faceva da pedana al Perigeo, fu contattato il tenor-sassofonista Claudio Fasoli e gli fu proposto di venire a Siena, nei momenti liberi dall'attività coincertistica, e provare per due giorni, il sabato e la domenica, alcuni brani per svolgere un concerto da tenersi la domenica sera. Così il gruppo "Studio-Improvvisazione" trovò il modo di studiare e di suonare con alcuni dei grandi jazzisti italiani del momento. A questa specie di lezione-concerto, chiamata "Concerto incontro" e realizzata con Claudio Fasoli il 1° ottobre del 1977 dopo due giorni di studio, ne seguirono ancora quattro con altri musicisti di chiara fama. Da questi "Concerti-Incontro" maturò l'idea di organizzare un Seminario estivo di jazz. Il Seminario si realizzò nel 1978, dal 1° al 4 agosto, con tre docenti, il pianista Franco D'Andrea, il contrabbassista Bruno Tommaso ed il Batterista Bruno Biriaco. Nessuno in quei giorni ebbe la percezione che sarebbe iniziata la storia dei Seminari senesi di musica jazz, i corsi di perfezionamento ed alta qualificazione musicale del settore più conosciuti e stimati d'Europa. Contemporaneamente a questi eventi, il 9 settembre 1977 nacque l'Associazione Siena jazz. La sua nascita si dovette a sette persone fra la quali il pianista Luigi Campoccia ed il bassista Franco Caroni, ex-Livello 7 e fondatori del gruppo "Studio-Improvvisazione". Fu l'Associazione Siena jazz in collaborazione con l'Arci provinciale di Siena ad organizzare i "Concerti-incontro" e ad ideare i Seminari di jazz. Ritornando al territorio senese tutto cominciò a girare intorno a Siena jazz, la comparsa della Disco music e la nascita delle discoteche fu la morte delle band che utilizzavano le sale da ballo per formarsi musicalmente e per provare a fare poi la propria musica. Questa crisi portò alla drastica riduzione dell'interesse nei giovani per la musica dal vivo ed il rock fu la forma musicale che ne pagò maggiormente le conseguenze. In questa situazione l'Associazione Siena jazz catalizzò le speranze e l'interesse della maggior parte dei musicisti senesi più evoluti; iniziò così per molti una nuova esperienza attraverso la quale stanno passando tuttora la maggioranza dei giovani che si vogliono avvicinare alla musica moderna. Per molti è un avvicinamento temporaneo, per poi passare alla musica leggera, al rock, al blues, e ad altri stili musicali di oggi, ma aver studiato per qualche anno jazz ha permesso a molti di lavorare nel proprio ambito stilistico con una formazione musicale più profonda ed evoluta. Tutto questo è comunque da considerarsi un successo per il jazz. Dal 1978 quindi Siena si caratterizzò anche come il luogo dove si insegna il jazz. La credibilità dell'Associazione Siena jazz e l'importanza didattica e culturale raggiunta dai Seminari aumentò sempre più con gli anni, gli allievi arrivavano prima da tutte le città d'Italia e poi mano a mano anche dall'estero. L'evoluzione riguardò anche le strutture, la strumentazione, l'organizzazione, ma soprattutto il corpo docente che dai tre musicisti iniziali aumentò fino agli attuali 25. L'importanza della didattica jazzistica cominciò a far breccia nelle coscienze dei jazzisti, dei giovani musicisti, degli amministratori locali, regionali e finalmente, dopo un po' di anni e di incontri serrati, anche ministeriali. Arrivarono i primi finanziamenti importanti, cui fece seguito un sempre maggior successo dei corsi ed una determinazione sempre più forte ad andare avanti con questa esperienza con sempre maggiore professionalità e creatività. Il modello senese fece scuola o comunque fece da esempio e da incoraggiamento per molti musicisti ed organizzatori. Nacquero e prolificarono corsi, scuole, workshop, non tutto quello che fu fatto in Italia in quegli anni seguì criteri di qualità, non tutto fu ben organizzato, ma ci fu un gran movimento intorno al jazz ed al suo modo di insegnarlo e Siena jazz fin dai primi anni ha sicuramente dato il suo contributo per la valorizzazione e la diffusione del jazz e del jazz italiano in particolare. Siena jazz non è mai stato il luogo dei puristi del jazz, è sempre stato però il luogo dove si è insegnato solo jazz, con aperture a tutte le sue derivazioni musicali, dal bop al free, fino alla musica improvvisata di derivazione jazzistica (e non…) del novecento. Siena jazz in questi anni è stata utile alla crescita di molti giovani delle ultime generazioni di jazzisti italiani e toscani. Anche alcuni senesi hanno potuto abbracciare la professione musicale con più successo, lavorando con formazioni proprie ed incidendo compact disc anche di proprie composizioni; mi riferisco a musicisti come Roberto Nannetti, Giulio Visibelli, Francesco Petreni, Giulio Stracciati, Sergio Corbini, Daniel Fusi, Franco Fabbrini, Sergio Gistri.

Livorno, la Liverpool della costa Toscana
piero ciampi “Sono arrabbiato per tre buoni motivi: sono livornese, anarchico e comunista. Livorno è un’isola, è la città più difficile per tutti perché a Livorno ci sono gli americani, c’è il più grande Monte di Pietà, c’è una delle più numerose comunità ebraiche in Italia. A Livorno sono nati il Partito Socialista e il Partito Comunista” (da un’intervista di Piero Ciampi a Lina Agostani del “Radiocorriere TV” del 1976). Una città portuale con tutte le sue capacità di “accoglienza”, spugna che assorbe stimoli e non li rilascia. Ma già dagli anni ’50, all’ombra dei Quattro Mori, stimoli sonori provenienti d’oltreoceano avevano creato un humus stimolante. Il primo club jazz, l’”Hot Club”, apre nel ’48, nei locali del mitico negozio “Pietro Napoli”. Pochi anni dopo si costituiscono due complessi jazz: il Leghorn New Orleans Rhythm Kings, con Paolo Ciampi al clarinetto e il Quintetto dell’Hot Club livornese. Ambiente di coltura per tipi come Piero Ciampi che inizia a suonare il contrabbasso in alcune orchestre e compone poesie (famose quelle declamate alla sua prima ragazza, durante il servizio militare, figlia del comandante della caserma). Un Piero già inquieto e voglioso di nuove esperienze che nel ’57, senza una lira e con una chitarra fugge a Genova, a trovare il suo amico Giampiero Reverberi e poi a Parigi, dove coglie l’atmosfera degli chansonnier e dove nasce il Ciampi che conosciamo, amico di Cèline e ammiratore di Brassens. Tornato in Italia Riverberi lo porta con se alla Ricordi, nasce Piero l’Italiano (come era chiamato a Parigi). Poi passa alla CGD dove nel ’63 incide il primo album. Intanto la nascente categoria dei “giovani” si faceva strada. Nasce un Piper anche a Livorno ed un New Piper Club a San Vincenzo. Volavano e facevano volare la musica beat. Erano gli anni sessanta, i primi anni sessanta, quando la costa labronica pullulava di nuovi fermenti musicali. Formazioni come i Satelliti erano già al fianco di “rocker” come Ricky Gianco e nel volgere di due anni incidevano due 45 giri di successo: “Mercurius/Quando la luna muore” e “Questa sera”. E quella che oggi noi definiamo “provincia” rispondeva di par suo con gli Slenders, provenienti da Piombino, con al basso colui che poi diverrà il leader dei Pooh, Riccardo Fogli. Ma succedeva anche qualcosa di strano, di diverso, di anticipatore di un movimento che di lì a qualche anno avrebbe cambiato i connotati al nostro sentirsi uomini. Nascevano, sempre nell’humus del “proletariato piombinese”, due formazioni completamente al femminile: le Stars e successivamente le Molle. Due band che raggiunsero una discreta notorietà anche a livello nazionale. I tempi, però, non erano ancora maturi e incomprensioni familiari, impegni affettivi le hanno distolte da un sicuro avvenire come rock star ante litteram. Non erano soli a propagandare il verbo del beat. Così, come erano sorti si sono estinti, sul finire degli anni sessanta. Non c’è stato quel passaggio di consegne, quella evoluzione musicale che ha contraddistinto il rock nel trascorrere da un decennio all’altro. NadaL’unico nome noto che ha attraversato quaranta anni di musica è stata Nada che dopo una brillante ascesa con brani come “Ma che freddo fa” è arrivata oggi a incidere ricercati e originali album. Livorno ha vissuto alcuni anni di buio assoluto, per poi rinascere prepotentemente alla ribaltà, intorno alla metà degli anni ’70, con una formazione di puro hard rock, di metal urlante. Rinascita che ha un nome preciso, quello dei fratelli Cappanera che danno vita alla Strana Officina per più di un decennio una delle più apprezzate metal band italiche con un certo seguito anche all’estero e riconoscimenti dalla critica specializzata di tutta Europa. Eventi tragici hanno rallentato la loro carriera sino a portarla al termine. Va detto comunque che Livorno non ha mai esagerato nel costruire attorno alle sue “perle”, un circuito che permettesse alle giovani rock band di poter esprimere tutte le loro potenzialità. Qualche festival all’aperto, le immancabili Feste dell’Unità, e poco altro. Solo con la nascita del punk e del dark successivamente, qualcosa inizia a smuoversi. Prendono vita i Traumatic, di breve ma intensa vita che però, purtroppo, non hanno lasciato tracce dietro di se. Così come i Game Ones di cui ricordiamo solo un gustoso 45 giri. Durante gli anni ottanta la scena si sposta al Topsy Pub, locale kitsch riciclato che si apre alle nuove tendenze musicali, concerti di Limbo (electronic dark band piombinese, ancora oggi attiva e ammirata a livello internazionali), Alien Sex Fiend e successivamente al The Cave che vede nascere un vero e proprio gioiello della musica i The Bijoux, con alla voce e chitarra Bobo Rondelli, la formazione che di lì a poco si trasformerà in Ottavo Padiglione. Un quartetto eccezionale che sta a Livorno come i Beatles a Liverpool. E’ il primo vero gruppo a raggiungere una notorietà vera e un certo successo a livello nazionale. I “fossi” livornesi sembrano finalmente emanare effluvi benevoli se di lì a poco prenderà il via uno dei più importanti festival musicali e concorso nazionale del nostro paese, un premio che intende far uscire dall’oblio la figura e l’opera di un grande artista livornese, Piero Ciampi. Un concorso nazionale dedicato alle giovani leve della musica italiana non in linea con l’industria discografica. Manifestazione che ha lanciato i labronici Virginiana Miller, la poetessa cantante Cristina Donà, che ha visto passare sul suo palco una delle ultime esibizioni di Fabrizio De Andrè.

Nel libro sono disponibili servizi dettagliati su tutte le altre province toscane.