Ciclone Skunk Anansie, Skin incanta l’Obihall

Skin, carezze e frustate. La cantante degli Skunk Anansie mette a cuccia il pubblico dell’Obihall. La recensione di Raffaella Galamini.

 

 

 

 

 

 


Quando ascolto Skin, mi viene sempre in mente Marlene Dietrich e la celebre definizione che di lei diede Jean Cocteau: perché Deborah Dyer (vero nome della cantante inglese) ha una voce dolce come una carezza e dolorosa come una frustata. Una voce imprigionata in un corpo che è una forza della natura.  Se ne è accorto il pubblico al concerto di martedì 16 luglio a Firenze: uno spettacolo, sotto tutti i punti di vista, cominciato con i Blastema, reduci dall’ultimo Sanremo Giovani a fare da gruppo spalla per il tour estivo di Black Traffic. Quando si accendono i semafori, proiettati sul palco dell’Obihall, la band è già in azione, ecco che fa irruzione Skin e attacca The Skank Heads. Una pesante giacca traforata e una piccola telecamera montata sul microfono, la cantante parte in quarta. Un live che durerà appena un’ora e mezza ma, è il commento di un ragazzo del pubblico a fine serata, “un’altra band ci avrebbe messo due ore buone”. Al terzo pezzo, quando Skin si libera della giacca e resta in una tuta di paillettes applicate davanti e che dietro regala un clamoroso effetto trasparenza (a proposito, complimenti al lato B!), il bello comincia. Skin salta al suono di Twisted (Everyday Hurts) e il pubblico con lei. La scaletta scivola via tra vecchi e nuovi pezzi, da My Ugly Boy a Weak e Hedonism (Just Because You Feel Good). Il suono del gruppo è potente, merito di una sessione ritmica imbattibile: Mark Richardson alla batteria e Cass al basso, Ace alla chitarra scatenato. Skin è inarrestabile e soprattutto infaticabile. Se la prende con chi definisce gli Skunk Anansie una band politica prima di attaccare This is not a game. Balla, salta, si getta sul pubblico, canta in equilibrio su una transenna, suona il Theremin (perfino con la lingua), e, quasi a fine concerto, è capace di far sedere il pubblico dell’Obihall per poi farlo scattare in piedi a suo comando come una molla.  Una dimostrazione di forza per un gruppo che dal vivo dà il meglio di sé anche se il secondo album dopo la reunion, Black Traffic non è forse uno dei migliori. Il pubblico canta, balla, si diverte e si commuove al suono di una voce che davvero esprime un mondo intero di emozioni e sentimenti. Il concerto chiude con una trascinante Charlie Big Potato ma c’è spazio ancora per i bis: Tear The Place Up, Secretly e una versione voce e chitarra di You’ll Follow Me Down.
Davvero un gran bel concerto. Con Skin sul palco non c’è storia per nessuno.

Raffaella Galamini

 

La scaletta: The Skank Heads (Get Off Me), I Will Break You, I Believed in You, God Loves Only You, I Hope You Get to Meet Your Hero, Twisted (Everyday Hurts), I’ve Had Enough, My Ugly Boy, Weak, Hedonism (Just Because You Feel Good), Our Summer Kills The Sun, This Is Not a Game, Over the Love, I Can Dream, Spit You Out, Because of You, Sad Sad Sad, Charlie Big Potato. Encore: Tear the Place Up, Secretly, Little Baby Swastikkka, You’ll follow me down.