Dead can dance a Fiesole, più vivi che morti

Si sono fatti attendere 25 anni ma ne è valsa la pena. Il ritorno dei Dead Can Dance a Fiesole è stato un trionfo. La recensione di Raffaella Galamini.

 

 

 

 

 

 

Lisa Gerrard e Brendan Perry sono tornati e come hanno dimostrato domenica sera, in un Teatro Romano pieno all’inverosimile, stanno vivendo una vera rinascita, anticipata un anno fa dalla pubblicazione dell’album “Anastasis”. Per molti dei presenti il concerto di Fiesole è stato un autentico ritorno al passato.  L’ultima volta che i Dead can dance avevano suonato a Firenze era il 1988,  alla Casa del Popolo di Grassina. Ritrovarli dopo un quarto di secolo ancora insieme sul palco, quando la vita sembrava averli allontanati (lui in Irlanda, lei in Australia: ognuno a rincorrere i suoi sogni di gloria) è stato emozionante. Quasi più sorprendente dell’annuncio, poco più di un anno fa, della storica reunion, di un nuovo disco di inediti e di un tour mondiale.
In Italia erano già stati nell’ottobre scorso, a Milano. Ora la tranche estiva del tour. Dal Primavera sound di Barcellona al Teatro Romano di Fiesole. Per Gerrard e Perry che nell’ultimo album si rifanno alla classicità e soprattutto guardano alla cultura greca, non poteva esserci un luogo più bello e più indovinato. Per l’Estate Fiesolana una partenza decisamente con una marcia in più.
Perfino questa estate bizzarra, caratterizzata dal tempo autunnale, ha avuto rispetto di questi due musicisti e della loro arte risparmiando la pioggia a loro e agli spettatori. Il viaggio, o concerto che dir si voglia, è così partito con la sinfonica Children of the sun. Un brano appropriato per far entrare nella giusta dimensione i presenti, emozionati e sorpresi, per chi c’era già un quarto di secolo fa, di ritrovare vecchi compagni di viaggio. Atmosfera intensa, quasi da funzione religiosa. Non a caso, a seguire, è arrivata Agape, quasi un inno pagano che ha lasciato la sensazione, in effetti, di assistere a una cerimonia, tra suoni orientaleggianti ed elettronica. Un mix di modernità e classicismo, di atmosfere da mille e una notte e synth che è stato il filo conduttore di due ore in musica. Intenso Perry, algida e raffinatissima nell’esecuzione Gerrard: un po’ aliena, un po’ donna araba nell’abito ma soprattutto una vera sirena (l’ultimo pezzo è stato Song to the siren). Come Ulisse ne siamo stati affascinati, senza correre rischi però: pronti invece a proseguire il viaggio e a raccontare l’eccezionale bellezza di quella voce. Potendo dire orgogliosi: io, quella sera a Fiesole, c’ero.
Raffaella Galamini 

La scaletta del concerto
Children of the sun
Agape
Rakim
Kiko
Amnesia
Sanvean
Black sun
Neirika
Opium
The host of seraphim
Ime prezakias
Cantara
All in good time
The ubiquitous mr Lovegrove
Dreams made flesh
Song to the siren