Geoff Farina in versione minimal stupisce e incanta

Intimo e minimale. Solo voce e chitarra. Geoff Farina, sul palco del Tender club, ha dimostrato come meno è meglio. La recensione di Raffaella Galamini.

 

 

 

 

 


Un giorno più sfortunato era difficile da scegliere: un giovedì sera di fine gennaio, ore 23. Da poco terminata la partita, in casa, della Fiorentina per le semifinali di Coppa Italia. Pioggia battente su Firenze. Uscire di casa era da veri eroi o da folli ma diverse decine di persone hanno deciso di sfidare pigrizia e maltempo per varcare la soglia del Tender e ascoltare della musica capace di scaldare il cuore con il suo sound volutamente vintage e folk.
Qui, sul palco del locale di via Alamanni, era atteso Geoff Farina. Il professore (insegna all’università per chi non lo sapesse) si è fatto attendere giusto il quarto d’ora accademico prima di imbracciare la sua chitarra e cominciare il concerto. Poco più di un’ora di gentile poesia in musica, con tante storie da raccontare e anche qualche battuta divertente. Il pubblico si è lasciato cullare dalla musica, al punto che a metà concerto, la gran parte degli spettatori era seduta a terra per seguire, rapita, ogni nota. Lo stesso Farina ha apprezzato l’atmosfera così intima, anche se si è divertito, per evitare l’eccessivo rigore, a commentare: “questo è il club con il pavimento più pulito che abbia mai visto”.
Sprazzi di allegria in una scaletta molto minimal e scarna che ha attinto dal passato e dal presente, con pezzi dei Secret Stars (il duo con Jodi Bonanno) e dai Glorytellers (un altro dei progetti musicali dell’ex Karate). Da brividi “Some Sinatra”, una perla del passato che brilla sempre a distanza di anni.
Un concerto che è stato una vera lezione sulla musica tradizionale americana. Una scaletta di sostanza, senza fronzoli, per un artista che è sempre un piacere ascoltare, anche in versione acustica.
Raffaella Galamini