Il gigante David Byrne e un concerto da manuale

L’ultimo atto del Love this giant tour di David Byrne & St.Vincent ha regalato il concerto perfetto. Ecco com’è andata al Verdi di Firenze. La recensione di Raffaella Galamini

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottoni, belle canzoni, stucchi e un pizzico di ironica leggerezza. Un gigante del rock, David Byrne, e una bambina (si fa per dire) con un grande talento: St. Vincent. Mischiate gli ingredienti e otterrete il live che avete sempre sognato. Come per le comete, non passa tutti gli anni sul palco a voi più vicino. A Firenze, dopo giovedì 12 settembre 2013, chissà quanto si dovrà aspettare, prima di vedere un concerto così bello. Uno spettacolo tutto giocato sugli incastri, sulle giuste combinazioni. Un po’ come sbancare Candy Crush Saga in una sera.
L’inizio faceva già ben sperare. Uccelli che cinguettavano, lo scorrere di una cascata: questo il sottofondo musicale prima che le luci si accendessero sul palco del Verdi. David Byrne in persona aveva invitato a godersi lo show, con un appello in sala a non scattare foto e fare riprese con i telefonini proprio per cantare, ballare e divertirsi in libertà.
Invito colto al volo da moltissimi che hanno infilato in tasca l’iPhone e si sono concentrati sullo spettacolo. Si diceva canzoni belle, la gran parte di quelle contenute in Love this giant, oltre a pezzi del repertorio di Byrne e St. Vincent. Batteria e sintetizzatore ai lati del palco, banda di ottoni al centro a comporre bizzarre coreografie di pezzo in pezzo e Dave e Annie Clark in prima fila, con le loro chitarre.
Non è mancato il ritmo e l’overdose di poesia è sempre stato dietro l’angolo, il divertimento e la leggerezza sono state però l’impronta vincente di questo live. A dimostrazione che si può fare musica, anche raffinata, senza però doversi prendere sul serio.
La strana coppia David Byrne-St. Vincent ha fatto scintille, dimostrando che l’incastro perfetto c’è e che se le idee sono buone possono viaggiare anche attraverso Internet fino a diventare splendide canzoni. La bionda Annie ha infatti ricordato come il disco sia il frutto di una serie infinita di messaggi via web più che di incontri in sala prove. Della Clark sentiremo parlare ancora e a lungo perché è raro che la bellezza incontri un talento musicale come il suo.
Byrne si è confermato il fuoriclasse che tutti abbiamo sempre amato. Le canzoni dell’ex Talking Heads invecchiano bene, come il buon vino. Solo This must be the place, Burning down the house e la strepitosa Road to nowhere, conclusa con tutto il gruppo, stile marching band nella platea del Verdi, valevano il concerto. Lunga vita al gigante.
Raffaella Galamini