La “dieta” ha fatto bene a Umberto Maria Giardini

“La dieta dell’imperatrice” lasciava presagire grandi cose ma il live di Umberto Maria Giardini (ex Moltheni) al Glue di Firenze ha superato, di gran lunga, le attese. La recensione.

 

 

 

 

 

Capita che quando un disco ti piaccia tanto, hai quasi il timore di andare poi al concerto con la paura che le sensazioni, le atmosfere, le malinconie che si erano impossessate di te nell’ascolto, dal vivo si possano perdere. Umberto Maria Giardini non solo ha confermato le aspettative dal vivo ma ha regalato anche qualche emozione in più. L’ex Moltheni con quell’ “Ex” messo nero su bianco, là dove era scritto il suo pseudonimo, è stato vero e sincero in concerto. Sì, niente fronzoli, niente ammiccamenti, niente concessioni: un set tutto concentrato sulla sostanza, zero apparenza. Con una buona resa sonora, nonostante Giardini lamentasse all’inizio qualche problema. Pubblico del Glue attento, rapito si potrebbe dire, da questa voce piena e intensa. Un modo di cantare, di porgere le parole che hanno in pochi: la rara capacità di dare intensità e significato anche alle virgole (pure quando non ci sono). Se poi ci si aggiungono anche i contenuti, mai banali, si capisce l’impatto emotivo che si ha in concerto. E ancora suoni elettrici, un Hammond a coprire le basse frequenze, così come appreso dagli incontri con la regina dell’indie inglese Anna Calvi.
“La dieta” del disco che, come spiegato da Giardini, in greco significa stile di vita, faceva intendere il nuovo percorso dell’artista. Un viaggio che dal vivo è avvincente. E senza scorciatoie, come è nello stile di Giardini. Duri e puri alla meta.
Raffaella Galamini

Questa la scaletta del concerto che Giardini ha donato alla giornalista Costanza Baldini a fine show.