L’art rock dei Blue Willa dal vivo ci guadagna

I Blue Willa sono la band del momento. Il Mucchio Selvaggio li ha messi in copertina. Il loro cd è il più venduto su Amazon. Dal vivo spaccano, come visto al Glue di Firenze. La recensione.

Saranno famosi. Anzi no: sono gia famosi. Perché Serena Altavilla, Mirko Maddaleno, Lorenzo Maffucci e Graziano Ridolfo, ovvero i Blue Willa, il loro momento di popolarità lo stanno vivendo ora e tutto lascia pensare che non saranno una cometa nel firmamento rock.

Sono giovani ma la gavetta se la sono fatta tutta: due album prodotti da Paolo Benvegnù e un disco We don’t know molto apprezzato, quando ancora si chiamavano Baby Blue, poi la scelta di aprire un nuovo capitolo musicale, con cambio di nome, e di affidarsi a Carla Bozulich (Evangelista, The Geraldine Fibbers, Ethyl Meatplow e tanti altri progetti dell’undeground newyorkese).

L’album, Blue Willa (Trovarobato), è uscito da due settimane ed è schizzato subito in cima alla classifica di vendite di Amazon per la sezione rock, accolto con ottime recensioni. Il Mucchio ha messo addirittura la band in copertina. Con un biglietto da visita così, l’esibizione dal vivo era la prova del nove. Prova superata alla grande.

Il loro art rock in formato live guadagna parecchi punti, merito della presenza scenica di Serena che sul palco si trasforma. Poche cantanti sanno esprimersi come fa lei usando non solo la voce ma tutto il corpo. C’è chi ha parlato di Diamanda Galas, della prima PJ Harvey e di riferimenti alla musica di Kurt Weill (per lo stile un po’ brechtiano on stage), di influssi blues e punk, di Nick Cave e Dresden Dolls. I Blue Willa in effetti non fanno mistero dei loro modelli musicali, ma è la personalità e la convinzione con cui li rielaborano e fanno loro a colpire e stupire. Lo stesso stupore che deve aver provato la Bozulich quando si è trovata di fronte questo gruppo che di toscano non ha davvero nulla. Della nuova scena musicale, The next wave: il progetto della giornalista Elena Raugei in cui figuravano anche Serena e compagni, sono di sicuro i più internazionali come approccio e i più difficili da incasellare.

La cosa che più impressiona nei Blue Willa, su disco e ancora di più dal vivo, è la capacità di cambiare repentinamente umore e registro del brano che stanno eseguendo, quello che loro definiscono il pieno e il vuoto di una canzone. Non a caso dicono della loro musica che è essenziale e onomatopeica. In effetti tanto è ricca per alcuni aspetti e sovrabbondante, quanto è scarna, nuda per altri.

La loro performance al Glue di Firenze, avvio del tour, ha dimostrato quanto di buono sanno fare dal vivo e fatto intravedere margini di ulteriore miglioramento. Nelle loro canzoni ricorre spesso il termine glue (colla), come scherzando faceva notare il bassista presentando i bis: in effetti sono un gruppo che ti si appicca addosso, denso come la colla e in grado di legare elementi apparentemente inconciliabili tra loro fino a creare un suono duro e brillante come un diamante.

La musica dei Blue Willa sarebbe azzeccata per una performance del Living Theatre e non stonerebbe in un film di David Lynch. In effetti i confini del rock alla band pratese vanno stretti.

Raffaella Galamini
(foto Antonio Viscido)