Ecco lo Space Electronic Parole, note e un inedito

Lo storico locale di via Palazzuolo al centro di un convegno e di un concerto. Ecco come è andata nei due incontri a Firenze.

 

 

Ha raccontato gli anni Ottanta, come ben pochi erano riusciti a fare: da dentro. Ora ha scelto di tornare agli anni Settanta, consapevole del fatto che se Firenze ha fatto parlare di se nel mondo per la new wave è stato proprio per il lavoro preparatorio che si era svolto nel decennio precedente. Bruno Casini, quindi, dopo aver narrato la storia del Banana Moon, ha scelto di concentrare l’attenzione sullo Space Electronic a Firenze.
L’occasione è stata offerta da un convegno e un concerto, alla Limonaia di Villa Strozzi con Spettri e Now, per un salto nel passato che non avesse il sapore dell’amarcord.
“Lo Space Electronic a Firenze” – nell’ambito del progetto Elettricittà presentato dall’Associazione Emmepi Eventi per Estate Fiorentina 2012 – ha visto Bruno Casini condurre i presenti in un ideale viaggio sull’onda dei ricordi alla riscoperta dello Space Electronic. I protagonisti di quegli anni sono accorsi per raccontare e raccontarsi. Una storia del locale, quindi, per voce e immagini.
Un’operazione memoria che dovrebbe avere un seguito, magari in una pubblicazione. D’altro canto Casini non è nuovo a queste imprese. E per fortuna, visto che di Firenze e del suo passato recente si parla continuamente, non sempre in modo appropriato, spesso a sproposito.
Space Electronic aprì nel febbraio del 1969, da una intuizione di Mario Bolognesi, Fabrizio Fiumi e Carlo Caldini. “L’idea di aprire un posto così – ha raccontato Caldini – viene fuori da una discoteca di New York, l’Electric Circus, che avevo visitato nel 1968. Questo si trovava nel Greenwich Village, era uno spazio grandissimo, fatto di pareti che venivano bombardate di immagine, diapositive, spezzoni di film e liquidi colorati, dove si alternavano gruppi dal vivo e musica registrata”.
Uno dei primi spettacoli ospitati fu Paradise Now del Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, ma su quel palco passarono anche Dario Fo e Franca Rame, Rory Gallagher, Van Der Graaf Generator e se Genesis e Queen mancarono l’appuntamento fu solo perché esplosero quell’attimo prima che permettesse a Caldini e soci di portarli a suonare a Firenze.
Al convegno si sono affacciati, anche solo per un saluto, musicisti di lungo corso come Vincenzo Ponticello, Giuliano Colivicchi, Riccardo Cioni, Filippo Milani, Graziano Miai, Tony Sidney, oltre ai due co-fondatori, Carlo Caldini e Mario Bolognesi, allora come adesso al timone dello Space.
Pochi giorni dopo spazio alla musica con Gli Spettri, capiscuola del prog-rock e dell’hard-rock fiorentino, che hanno avuto modo di far riascoltare dal vivo, dopo il rocambolesco ritrovamento, un demo targato 1972. Con loro i Now, altro nome di spicco delle prime stagioni Space Electronic.
Il concerto, in abbinata con il convegno, ha aperto nuove prospettive sul modo di raccontare la Firenze in musica degli ultimi decenni. Un format che merita di essere riproposto.
Raffaella Galamini

 

nella fotoCarlo Caldini, Bruno Casini, Mario BolognesiTerry Fiumi ed Ezio Turrini.