Morrissey, il re è vivo e lotta insieme a noi

Hold on, Firenzy. Al suono di The queen is dead, si apre così il concerto di Morrissey all’Obihall. Un live intenso e struggente. La recensione di Raffaella Galamini.

Ogni giorno sembra essere domenica, soprattutto se sul palco c’è Morrissey. Il cantante inglese non ha deluso i fan nel concerto di martedì 21 ottobre 2014 a Firenze. L’attesa della vigilia era enorme, anche perché il pubblico aveva ancora in testa il ricordo del live di due anni prima alla cavea del nuovo teatro dell’Opera di Firenze. In tanti si interrogavano sulle condizioni di salute di Moz dopo l’annuncio, a pochi giorni dall’inizio del tour, di avere il cancro.
Notizie confortanti erano arrivate già dalle altre tappe del tour italiano ma è bastato l’arrivo di Morrissey sul palco fiorentino a fugare ultimi dubbi e paure. E’ stato lo stesso cantante, quasi a voler scacciare le preoccupazioni residue, a fare suo l’appello partito dal pubblico: Hold on Moz, rispondendo a sua volta: Hold on Firenzy.
I primi accordi di The queen is dead hanno subito fatto capire che Morrissey c’era ed era in gran forma, soprattutto a livello vocale. Il concerto, appena un’ora e mezza scarsa, è stato di una intensità e di una struggente passione che molti artisti possono solo sognarsi. Moz ha proposto a piene mani i brani del nuovo disco, World peace is none of your business e concesso come sempre poco al passato con gli Smiths, tra cui i due classici: How soon is now? e Meat is murder, il momento più duro del concerto con le immagini di maiali, polli e vitelli uccisi per essere macellati.
Qualche battuta pungente, ad esempio sul traffico a Firenze o al pubblico in (quasi) religioso silenzio ad ascoltarlo (Siete vivi?), strette di mano alle prime file, l’abituale eleganza nel discostare il filo del microfono, come fosse il nastro di una ginnasta, la cura nel sistemarsi il ciuffo o nel raddrizzare la camicia, madida di sudore. Il pubblico ricorderà anche questo di un concerto sotto il profilo musicale ed estetico splendido ma straordinario per quel che riguarda l’aspetto umano, con un Moz concretamente presente, con lucidità e disincanto, eppure partecipe dell’emozione del pubblico. Un re dei nostri tempi: vicino al popolo dei fan eppure distaccato, amichevole e algido, apparentemente scettico ma presente con testa e soprattutto cuore.
Nei bis ancora Smiths, Asleep e soprattutto Everyday is like sunday, a chiudere in bellezza. Se la regina è morta, re Morrissey è ancora vivo e deciso a non mollare.
Raffaella Galamini
La scaletta del concerto all’Obihall

The Queen Is Dead

First of the Gang to Die

Staircase at the University

I’m Throwing My Arms Around Paris

Speedway

World Peace Is None of Your Business

How Soon Is Now?

Istanbul

Trouble Loves Me

Kiss Me a Lot

Neal Cassady Drops Dead

Meat Is Murder

The Bullfighter Dies

You Have Killed Me

Earth Is the Loneliest Planet

I’m Not a Man

Encore

Asleep

Everyday Is Like Sunday