Tankian equilibrista tra rock e sinfonia, vince la sfida

Dai festival metal al palco dove cantò la Callas, il passo è breve ma solo se ti chiami Serj Tankian. La recensione di Raffaella Galamini

 

 

 

 

Era un successo annunciato il suo, non fosse altro perché tutte le volte che viene in Italia il sold out è certo, ma immaginarsi il cantante dei System of a down sul palco dove a Firenze si sono esibiti i grandi della lirica suonava davvero strano. Serj Tankian ha invece dimostrato di essere un talento crossover, capace di passare dal metal a un approccio più classico senza affanni. Merito di una voce straordinaria, del giusto senso of humour e soprattutto di un rispetto e approccio con l’orchestra che molti, a torto, non si aspetterebbero da un metallaro. A vincere la sfida al Comunale non è stato solo il cantante armeno, ma anche l’orchestra Filarmonica Italiana. La formazione, diretta dal maestro Alessandro Cadario, ha saputo giocare il suo ruolo anche quando si è trattato di passare da un repertorio all’altro: dalla sinfonia al rock. Con classe e leggerezza. Con un’apertura che fa bene alla musica e fa sperare in nuove prospettive, anche di sperimentazione, in un tempio della lirica come il Comunale.
Ma torniamo al concerto, sempre sospeso tra classica e rock, come ha spiegato lo stesso Tankian all’inizio: un ibrido tra  due lavori Elect the dead e la sinfonia Orca, splendida metafora di un’umanità che deve arrivare a toccare il fondo per sperare di riuscire a risalire e soprattutto a cambiare la propria esistenza. Tankian, tra un movimento e l’altro, ha riproposto in una versione tutta archi e fiati il suo repertorio, senza che questo perdesse la sua carica di rabbia e impegno sociale come nel caso di Feed us, con il finale parlato del poema Borders are o in Money, dove ha chiuso con un grido eloquente: Fuck The Money!  Il cantante armeno ha scherzato, come al momento di annunciare Lie, lie, lie, dedicandolo ai politici italiani. Ha giocato con la voce, come in Blue, dimostrando la sua capacità di volare tra acuti e falsetti, sussurri e frasi urlate. Un modo di usare la voce che prima ancora che dal metal gli viene dalla tradizione caucasica. Un boato ha accolto Sky is over, dove Tankian ha dato veramente tanto, non solo a livello vocale ma anche con il messaggio, mai banale e sempre impegnato. E ancora Falling stars e il gran finale con Empty walls e Gate 21, l’ultimo bis solo piano, chitarra e duduk.
Applausi quindi per Tankian, per la Filarmonica, il suo direttore e il suo primo violino Serafino Tedesi (che si è distinto per il virtuosismo e la simpatia quando ha annunciato Beethoven’s cunt), per Vardan Grigoryan, splendido suonatore di duduk (un flauto tradizionale, suo l’assolo in Orca) e soprattutto per chi ha voluto portare Tankian al Comunale, dimostrando ancora una volta che la differenza è solo tra buona e cattiva musica, qualsiasi sia il genere proposto.
Raffaella Galamini